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PANCHINA POLITICA/Quel brutto vizio di chiedere il voto ai bacolesi senza un minimo di vergogna…

Nella fitta giungla cittadina man mano che le elezioni comunali si avvicinano, l’elettore preda prediletta dei candidati viene assalito negli habitat più disparati. Bar, piazze, parruccherie, diventano i luoghi migliori in cui chiedere il fatidico VOTO.

L’elettore viene predato in gruppo o da solo. Non importa se sia con gli amici o la famiglia, poiché nelle comunità che il 26 maggio eleggeranno il proprio sindaco, ogni posto è quello giusto.

Tra le vie della città in fermento per l’imminente confronto elettorale, ci si può imbattere in vari predatori di vario tipo ed estrazione sociale intenti a “chiedere” più o meno velatamente il voto per uno specifico candidato della lista, o per il candidato sindaco.

Spesso inoltre, in virtù del discutibile voto disgiunto – ovvero la possibilità di votare il candidato consigliere di una lista e il candidato sindaco di un’altra – si possono riscontrare delle “accoppiate elettorali” davvero particolari, con scelte di voto proposte verso i candidati di una lista, e la preferenza per il candidato sindaco di un’altra.

Numerosi i modi per chiedere un voto a proprio favore. E così tra un caffè e l’altro, o un breve saluto in strada con pacchetta sulle spalle, scatta una delle frasi locali più diffuse, spesso rigorosamente in italiano perfetto, a rimarcare l’intimità e la confidenza tra i due interlocutori: “hai già impegni?”, una domanda con cui si chiede all’elettore amico di rivelare se la sua scelta di voto sia già orientata a qualcun altro.

Il voto, infatti, in questi giorni diventa l’elemento di un individuo che ha più valore, un prezioso tesoro da custodire con cura e donare solo ai più intimi e degni di fiducia. Il voto come tradizione vuole va infatti dato, in ordine di importanza, prima al parente, poi all’amico e in ultima analisi regalato al conoscente. Per molti una prassi consolidata questa, che esula l’elettore dal votare un candidato per le sue effettive qualità.

Nella ricerca repentina di voti per far “salire” qualcuno, ci si può ritrovare spiazzati nel dover rispondere alla domanda dell’altro interlocutore che chiede: “possiamo aiutare un amico?” In questo caso tale messaggio mira a allargare implicitamente il bacino d’amicizia del candidato anche all’elettore a cui viene rivolta la richiesta, il quale nel futuro potrà usufruire dei “favori” del politico (più o meno garantiti o alla peggio promessi), per resistere alle avversità cittadine che la quotidianità non risparmia al povero elettore.

Nell’ultimo periodo il numero dei candidati, che vogliono scendere in campo per manifestare la loro competenza e il loro forte senso di appartenenza alla comunità, non si sa per quale strano principio antropologico, cresce. Costoro per assicurarsi di avere il sostegno dei compaesani chiedono: “Mi puoi dare una mano?”.

La frase nasconde un principio metodologico scientifico elettorale tipicamente bacolese secondo cui l’imbarazzo dell’elettore nel dire “no” alla spiazzante richiesta, lo induce a votare il richiedente, portandolo alla vittoria.

Nel confronto tra elettori poi, è tipica la frase: “io dico a tutti sì, fai lo stesso!”, per voler indicare la propria magnanimità e generosità d’animo che induce il singolo a dare la propria disponibilità al voto a tutti i candidati senza dispiacere alcuno, salvo poi scrivere sulla scheda elettorale una bella imprecazione anch’essa in dialetto.

Pochi sono i votanti che esprimono il proprio diniego di preferenza, chiarendo che hanno il “voto già impegnato”, oppure più semplicemente facendo cenno vagamente ad “altri impegni”. A tale “sfrontata” risposta, segue l’espressione verbale spesso ripetuta da alcuni candidati che esordiscono, spiazzando nuovamente il malcapitato elettore, con un emotivo e supplicante “per chi è?  che ti ha fatto?”, ad esprimere con enfasi e tragicità ineluttabile il dispiacere di non essere la scelta elettorale del votante che lo ha preferito ad altri, magari avversari e relegandolo ad un secondo piano nella personale scala delle priorità elettorali.

Tra i candidati non mancano coloro che hanno già alle spalle un’esperienza politica di una o più candidature e magari come eletto nella compagini che hanno già amministrato il Comune. Politici navigati, gente cresciuta nei meandri della Prima Repubblica e che ha contribuito al grande successo della Seconda, e soprattutto, personale. Sono spesso i più esperti nello spacciare con maestrìa quasi artistica i diritti del cittadino per favori eccezionalmente elargiti. Chiedono: “Senti, ti ricordi quando ti ho fatto quella cosa?”, che stimola immediatamente come una scossa elettrica i neurotrasmettitori dell’elettore (o cliente, o seguace, o postulante) ad adottare nuovamente le buone pratiche comportamentali della gente per bene nel ricambiare il favore ricevuto (sforzandosi magari invano di ricordare quel famoso favore, mai arrivato). Alla stessa tipologia appartengono quelli che posso essere definiti dei Santoni, che promettono, probabilmente con poteri magici di “aggiustare” le cose già il 26 maggio.

Non sono esenti dalle richieste le giovani leve della vecchia e nuova politica ai cui veterani esperti e fedeli al proprio partito dicono: “Ricorda le tradizioni, non ti scordar del passato” a rammentare che la propria famiglia ha sempre votato il partito X, il cui simbolo è diventato marcatore genetico di quel ceppo da generazioni e avvisando che una scelta voto diversa si potrebbe configurare come un tradimento della patria e dei valori sulla quale si fonda.

C’è anche l’elettore disilluso dalla politica, l’elettore stanco delle danze elettorali sull’immobilismo della società che con sprezzo afferma: “io non voto per nessuno!”, che indica lo stato di letargia in cui è caduto, ma allo stesso tempo di nervosismo per l’esasperazione elettorale a cui è obbligato. In alcuni casi tale turbamento interiore può essere risolto con qualche offerta libera in denaro per sé o per comprare un giocattolo “ai bambini”, oppure tramite un sacchetto di spesa per mangiare… alla salute del generoso amico candidato che dopo le elezioni si dimenticherà di lui.

Arrivando infine a discutere dell’articolato voto disgiunto, i candidati mettono alla prova le capacità intellettive degli elettori:

“Anche se hai il consigliere impegnato, almeno la X al sindaco la puoi mettere” a volere spingere l’elettore ad accontentare più di una forza politica e per la pace sociale.

In tal modo colui che chiede la scelta del voto si pone così in una condizione di privilegio agli occhi del candidato sindaco di riferimento, che ottenuta la vittoria lo considererà un essere con diritti maggiori rispetto agli altri cittadini riuscendo “furbamente” ad usufruire di eventuali corsie preferenziali nella risoluzione di problematiche amministrative.

In ultimo seguono i consigli affettuosi e disinteressati su come adempiere al “galateo elettorale”.

Quest’ultimi sono espressi solitamente la sera prima dell’apertura dei seggi, con tipici messaggi amichevoli inviati all’elettore per convincerlo definitivamente:

“mi raccomando domani”, “vedi che io so in quale sezioni voti”

E così l’elettore povera preda non resta far altro che immolarsi per donare alla propria città, come nella giungla il capo branco più forte.

Storia ispirata dal web, ma attualissima a Bacoli

Enzo Lucci

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