Conoscere la consistenza e l’utilizzo del patrimonio pubblico è un elemento indispensabile per orientare le scelte politiche verso percorsi di valorizzazione e miglioramento della redditività degli immobili, oltre che per evitare sprechi (costi di manutenzione e messa in sicurezza di beni non utilizzati, ecc.).

In tale contesto, nel corso del 2010, è stato avviato dal Dipartimento del Tesoro il Progetto Patrimonio della PA, per la ricognizione annuale delle componenti dell’attivo delle Amministrazioni pubbliche, che attualmente riguarda i beni immobili, le partecipazioni e le concessioni di beni.

In poche parole: ogni pubblica amministrazione deve comunicare, obbligatoriamente, la consistenza e l’utilizzo dei propri beni immobili, le loro caratteristiche, i dati catastali.

Conoscere il proprio patrimonio immobiliare è l’ABC per evitare sprechi nella gestione dello stesso e addirittura per guadagnare, con un piano di concessioni.

A Bacoli i beni del Comune e del Centro Ittico potevano essere dati in gestione a gruppi di giovani o meno giovani residenti per essere messi a reddito. E come si sa il reddito poteva evitare il dissesto

In tutta Italia dopo due anni di lavoro sui dati raccolti dal 70% delle amministrazioni, il Mef ha diffuso qualche mese fa i dati della rilevazione.

Risultati interessanti: spiccano i 12 miliardi di immobili non utilizzati e 3 miliardi in ristrutturazione (http://www.repubblica.it/economia/2018/05/09/news/gli_immobili_dello_stato_valgono_283_miliardi_ce_ne_sono_vuoti_e_in_disuso_per_12_miliardi-195928651/).

Spicca anche, purtroppo, la presenza del Comune di Bacoli tra i Comuni inadempienti (quelli che non hanno comunicato i dati relativi ai propri immobili al Ministero): basta aprire il file in fondo alla pagina per appurarlo:

http://www.dt.tesoro.it/it/attivita_istituzionali/patrimonio_pubblico/censimento_immobili_pubblici/open_data_immobili/enti_adempienti_e_non_adempienti.html

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