Il valore immenso di un “grazie” che dovrebbe essere usato di più. La parola è semplice, solare e non richiede neanche una risposta. Si può usare così, senza altre frasi di contorno. Dal latino “gratia” con i più svariati significati fra cui: favore, piacevolezza, gratuità e non per ultimo gratitudine e ringraziamento (gratus=grato). Una parola comune che racchiude in sé quindi molti sentimenti e qualità positivi. Eppure alle volte si potrebbe dire che questa parola sia sparita dalla bocca di molti. Ma non di tutti, per fortuna.

E’ il caso di un paziente flegreo che ad inizio novembre aveva contratto il Covid e che dopo un mese e mezzo ha indirizzato una email al direttore dell’Asl Na2 D’Amore per ringraziare l’infermiere della Centrale Operativa del 118, Sandro Fierro, che ha assistito il malato da remoto, seguendolo passo dopo passo, “dal montaggio della mascherina ed del tubo dell’ossigeno” – si legge nella mail. Ma l’assistenza è stata continuativa e duratura, tant’è che l’angelo infermiere ogni giorno chiamava il paziente dalla centrale operativa del 118 per sapere come stava. “Per questo mi sento di ringraziare lui e tutto il Dipartimento della Centrale Operativa perchè vi ho sentiti vicini” – conclude la lettera.

Era il periodo in cui il personale si era decimato in quanto la maggior parte del personale era a casa in quarantena. Facevamo turni su turni (eravamo in pienissima pandemia) per cercare di garantire il servizio e le risposte sanitarie. Questo è un grande riconoscimento – afferma Filomena Illiano, Rsu aziendale e dipendente della Centrale Operativa – in quanto il lavoro degli infermieri della co è sempre poco considerato. Il nostro lavoro è differente e non è abbastanza conosciuto. Dietro i telefoni ci sono professionisti che in meno di due minuti devono fare un intervista telefonica e ,dalle notizie acquisite dall’utente ,deve assegnare un codice colore di priorità d’intervento, inviare il mezzo idoneo e coordinare tutto ciò che serve dall’indirizzamento a eventuali allertamenti di altri corpi di soccorso. Siamo quelli che si devono immaginare la scena, siamo quelli che in pochi minuti devono fare tutto seguendo protocolli ben definiti, siamo quelli che subiscono violenze verbali continuamente e ogni tanto c’è qualcuno che si ricorda di noi e ci ringrazia. I miei complimenti al collega Sandro Fierro – conclude Illiano – grande professionista con la qualità ricercata da ogni infermiere: l’empatia.

 

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