L’intervista all’oncologo e ricercatore del Pascale di Napoli, grazie al quale in Italia è stata avviata la sperimentazione del farmaco: “Lunedì ben 4 pazienti sono stati estubati, mentre per altri 8 che non erano in terapia intensiva ci sono stati importanti miglioramenti. Buoni risultati anche nel resto d’Italia”

In questi giorni si parla tanto del farmaco Tocilizumab, risultato essere un ottimo alleato per combattere i sintomi del Coronavirus. I riscontri favorevoli sono già arrivati, tanto che hanno fatto notizia i primi pazienti che, dopo la somministrazione del medicinale, sono stati estubati, dal momento che i polmoni avevano ripreso a svolgere la loro attività fisiologica senza aiuti esterni.

Ma che cos’è il Tocilizumab, e come si usa? A parlarne è il dottor Paolo Ascierto, oncologo e ricercatore presso l’ospedale G.Pascale di Napoli, divenuto ormai famoso per aver sperimentato il farmaco sui malati di Covid-19. Acclamato da molti, ed allo stesso tempo attaccato dell’infettivologo Massimo Galli, medico presso l’ospedale Sacco di Milano, che gli ha contestato la paternità della cura (secondo Galli, i primi a sperimentare il Tocilizumab sarebbero stati i cinesi), Ascierto prosegue con il suo lavoro, felice degli incoraggianti risultati ottenuti. Intervistato da “Tpi”, il medico ha spiegato le proprietà del medicinale, illustrandone gli effetti. “Il Tocilizumab viene utilizzato da noi oncologi per trattare gli effetti collaterali della immunoterapia. Avendo notato che il processo del distress respiratorio dovuto al Covid-19 è uguale, abbiamo pensato che potesse funzionare anche per i pazienti affetti da Coronavirus. Il farmaco, in effetti, non agisce direttamente sul virus, ma su una delle gravi complicanze polmonari causate dalla tempesta citochinica, una reazione del sistema immunitario riscontrata nei pazienti affetti. Questo riduce la produzione della interleuchina 6 – una molecola infiammatoria colpevole dello shock ipotensivo e, appunto, del distress respiratorio – e permette così un miglioramento delle funzioni polmonari”, racconta Ascierto durante l’intervista, aggiungendo che, in questo modo, i pazienti vengono aiutati a respirare. Il farmaco, continua l’oncologo del Pascale, viene somministrato “in vena, per un massimo di due volte, a distanza di 12 ore l’uno dall’altro”.




Ma come sta procedendo la sperimentazione? “Il farmaco è stato somministrato, per la prima volta in Italia, il 7 marzo su due pazienti dell’ospedale Cotugno. La sperimentazione clinica, con l’approvazione dell’Aifa, c’è stata invece giovedì 19 marzo. Sono previsti due gruppi di pazienti. Nello studio di fase 2 il trattamento viene somministrato a quelli che hanno uno stadio di malattia iniziale, non intubati o intubati da 24 ore al massimo; nell’osservazionale, invece, a coloro che lo sono da oltre 24 ore”, spiega il dottore. “Ad oggi, sono 3mila (pazienti) in tutta Italia. Le richieste di entrare nel protocollo ci sono giunte da oltre 400 ospedali, di cui molti del Nord”. E proprio parlando della drammatica situazione del Nord Italia, Ascierto commenta: “La situazione della Lombardia è aggravata soprattutto dal fatto che tutte le terapie intensive sono piene di persone. Nella sub-intensiva, inoltre, ci sono tanti altri pazienti che meriterebbero questo trattamento. In Cina, invece, è avvenuto qualcosa di differente: sono stati realizzati due ospedali in dieci giorni. Noi italiani, inoltre, abbiamo una percentuale di anziani molto maggiore”.

Malgrado l’emergenza, ed i contagi ancora lontani da un drastico calo, il Tocilizumab dà delle concrete speranze. “La parola d’ordine è sempre ‘cauto ottimismo'”, precisa Ascierto.“Le impressioni sono positive. Questo lunedì ben 4 pazienti trattati con Tocilizumab sono stati estubati, mentre per altri 8 che non erano in terapia intensiva ci sono stati importanti miglioramenti. Ci arrivano segnali incoraggianti anche da Fiuggi, Parma e Padova, dove per ora ben 30 pazienti hanno evitato la rianimazione grazie all’effetto antinfiammatorio del farmaco”.

Al termine dell’intervista, il giornalista di “Tpi” chiede quindi ad Ascierto un parere circa il nuovo farmaco aggiunto alla sperimentazione, ossia l’Avigan, arrivato dal Giappone. “Vedremo”, dichiara il medico, mantenendosi cauto. “L’Aifa ha dato l’ok per la sperimentazione, che resta sempre la strada migliore per dimostrare l’efficacia di un farmaco. Spero possa dare buoni frutti”.

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