Gesù è il Re «della nostra vita». Cristo «dà luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio». Ma il Suo non è un regno «di questo mondo». Lo afferma papa Francesco all’Angelus di oggi, 26 novembre 2018, in piazza San Pietro. Il Pontefice sottolinea che «i regni fondati su armi e prevaricazioni prima o poi crollano». E al di sopra «del potere politico ce n’è un altro molto più grande, l’amore». Bergoglio dedica anche un pensiero a Holomodor, la carestia in Ucraina provocata dal regime sovietico, auspicando che il paese ritrovi la pace.

Il Vescovo di Roma, dalla finestra dello studio nel Palazzo apostolico vaticano davanti ai 25mila fedeli e pellegrini (dato della Gendarmeria Vaticana) riuniti in Piazza sotto la pioggia, esordisce riflettendo sulla «solennità di Gesù Cristo Re dell’universo, che celebriamo oggi, posta al termine dell’anno liturgico»: essa «ricorda che la vita del creato non avanza a caso, ma procede verso una meta finale: la manifestazione definitiva di Cristo, Signore della storia e di tutto il creato. La conclusione della storia sarà il suo regno eterno».

Francesco spiega che «l’odierno brano evangelico ci parla di questo regno, raccontando la situazione umiliante in cui si è trovato Gesù dopo essere stato arrestato nel Getsemani: legato, insultato, accusato e condotto dinanzi alle autorità di Gerusalemme». Il Figlio di Dio è «presentato al procuratore romano, come uno che attenta al potere politico, a diventare il re dei giudei. Pilato allora fa la sua inchiesta e in un interrogatorio drammatico gli chiede per ben due volte se Egli sia un re».

Cristo prima risponde «che il suo regno “non è di questo mondo”. Poi afferma: “Tu lo dici: io sono re”». Il Papa sottolinea: è «evidente da tutta la sua vita che Gesù non ha ambizioni politiche. Dopo la moltiplicazione dei pani, la gente, entusiasta del miracolo, avrebbe voluto proclamarlo re, per rovesciare il potere romano e ristabilire il regno d’Israele. Ma per Gesù il regno è un’altra cosa, e non si realizza certo con la rivolta, la violenza e la forza delle armi».

Per questo «si era ritirato da solo sul monte a pregare. Adesso, rispondendo a Pilato, gli fa notare che i suoi discepoli non hanno combattuto per difenderlo. Dice: “Se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei”».

Il Figlio del Signore si pone l’obiettivo di «far capire che al di sopra del potere politico ce n’è un altro molto più grande, che non si consegue con mezzi umani. Lui è venuto sulla terra per esercitare questo potere, che è l’amore,rendendo testimonianza alla verità». Si tratta della «verità divina che in definitiva è il messaggio essenziale del Vangelo: “Dio è amore” e vuole stabilire nel mondo il suo regno di amore, di giustizia e di pace». Questo è il «regno di cui Gesù è il re, e che si estende fino alla fine dei tempi. La storia insegna che i regni fondati sul potere delle armi e sulla prevaricazione sono fragili e prima o poi crollano. Ma il regno di Dio è fondato sul suo amore e si radica nei cuori, conferendo a chi lo accoglie pace, libertà e pienezza di vita». Aggiunge il Papa: «Tutti noi vogliamo pace, tutti noi vogliamo libertà e vogliamo pienezza. E come si fa? Lascia che l’amore di Dio, il regno di Dio, l’amore di Gesù si radichi nel tuo cuore e avrai pace, avrai libertà e avrai pienezza».

Francesco evidenzia: «Gesù oggi ci chiede di lasciare che Lui diventi il nostro re. Un re che con la sua parola, il suo esempio e la sua vita immolata sulla croce ci ha salvato dalla morte, indica la strada all’uomo smarrito, dà luce nuova alla nostra esistenza segnata dal dubbio, dalla paura e dalle prove di ogni giorno».

Però attenzione: non bisogna «dimenticare che il regno di Gesù non è di questo mondo. Egli potrà dare un senso nuovo alla nostra vita, a volte messa a dura prova anche dai nostri sbagli e dai nostri peccati, soltanto a condizione che noi non seguiamo le logiche del mondo e dei suoi “re”».

Papa Bergoglio invoca la Vergine Maria, affinché «ci aiuti ad accogliere Gesù come re della nostra vita e a diffondere il suo regno, dando testimonianza alla verità che è l’amore».

Dopo l’Angelus, il Pontefice dedica un pensiero all’Ucraina, che ieri «ha commemorato l’anniversario dell’Holodomor, terribile carestia provocata dal regime sovietico che causò milioni di vittime. L’immagine è dolorosa». Il Papa si augura che «l’immane ferita del passato sia un appello per tutti perché tali tragedie non si ripetano mai più. Preghiamo per quel caro Paese e per la pacetanto desiderata».

Jorge Mario Bergoglio saluta «le numerose corali venute per il loro Terzo Convegno Internazionale in Vaticano, e le ringrazio per la loro presenza e per il loro prezioso servizio alla liturgia e all’evangelizzazione». Poi, i partecipanti al «Congresso sulla fertilità, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore nel 50° anniversario dell’Enciclica Humanae vitae di San Paolo VI; come pure gli universitari di giurisprudenza dell’Università Roma Tre, e i fedeli di Pozzuoli, Bacoli e Bellizzi».

Francesco esprime anche il suo apprezzamento sorridente ai fedeli presenti: «Complimenti, perché siete stati coraggiosi! Venire con questa pioggia! Siete coraggiosi! Bravi!».

Infine, augura «a tutti una buona domenica. E per favore, non dimenticatevi di pregare per me. Buon pranzo e arrivederci!».

E in un tweet su @Pontifex il Papa scrive: «Mentre i grandi della Terra si costruiscono “troni” per il proprio potere, Dio sceglie un trono scomodo, la croce, dal quale regnare dando la vita».

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