Tante piccole Solfatara, a due passi dal cratere, che sprigionano gas e vapori a temperature elevate. La più grande di queste si trova a poche centinaia di metri in linea d’aria dal cratere centrale e più noto dove, il 12 settembre dello scorso anno, avvenne la tragedia che uccise Massimiliano, Tiziana e il piccolo Lorenzo.

Una fangaia dove è possibile accedere senza particolari difficoltà (semplicemente oltrepassando un cancelletto installato da poco) e dove da tempo si è concentrata l’attenzione degli ex dipendenti della Solfatara. Un sito che si trova a poca distanza da un campetto di calcio, frequentemente “avvolto” dai vapori emessi dal sottosuolo.

«Ci chiediamo come mai non si stia agendo per mettere in sicurezza anche questo sito», afferma Mauro Stanzione proprietario del bar interno al vulcano in un’intervista rilasciata al Il Mattino. «Fangaie e soffioni ad alta pressione rendono questo posto identico alla Solfatara, che è a poco più di 200 metri di distanza. Chiediamo chiarezza e sicurezza per tutti. Vogliamo che le indagini procedano, ma che vadano avanti in maniera giusta e coerente per tutti».

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